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Alex Zanardi: il pilota che ha insegnato a riscrivere il futuro

La storia di Alex Zanardi: dalle corse automobilistiche al paraciclismo, per scoprire come adattarsi alle tempeste della vita senza perdere la dignità.

2 maggio 2026

Alex Zanardi
Alex Zanardi ( Rete8 , CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons)Licenza: CC BY 3.0Rete8, CC BY 3.0

Immagina la gomma bruciata sull'asfalto e quei grandi cerchi neri lasciati dopo una vittoria in America. Li chiamavano donut. Non era una semplice esibizione per far vedere quanto fosse bravo, era un modo diretto per dire a tutti: sono qui, sono felice e voglio condividere questa gioia con voi. Alex Zanardi guidava così, con il cuore in mano e la voglia costante di trovare uno spazio anche dove gli altri vedevano soltanto un muro.

Se ci pensi, la sua storia non è mai stata una linea dritta. È stata una sequenza di staccate al limite, di curve strette e di ripartenze che avrebbero fatto tremare le gambe a chiunque. Eppure, ogni volta che la pista sembrava chiudersi del tutto, lui ha trovato una strada nuova. Senza vendere miracoli, senza fare il guru e senza fingere che tutto fosse facile.

Chi era

Alessandro Zanardi, conosciuto da tutti come Alex, nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Cresce in Emilia, una terra che respira motori, officine, autodromi e passione meccanica in ogni angolo.

La sua avventura parte dai kart, come succede a quasi tutti i ragazzi con la mania della velocità. Ma la scalata non è una passeggiata. Per arrivare in alto servono talento, soldi, occasioni giuste e una resistenza mentale fuori dal comune. Alex costruisce la propria carriera pezzo dopo pezzo nelle categorie minori, fino ad approdare al mondiale di Formula 1 nel 1991. Corre per scuderie come Jordan, Minardi, Lotus e Williams. Su quelle monoposto, però, il suo talento non trova subito lo spazio che merita.

Il grande salto avviene oltreoceano, nel campionato statunitense CART. Lì, con il team Chip Ganassi Racing, trova l'ambiente perfetto per la sua guida d'istinto e conquista due titoli consecutivi, nel 1997 e nel 1998. Zanardi in America diventa una stella assoluta. Aveva uno stile aggressivo, creativo, quasi teatrale. Impossibile non ricordare il sorpasso al Corkscrew di Laguna Seca nel 1996, rimasto nella storia come *The Pass*: quando vedeva uno spiraglio minimo, ci buttava dentro la macchina e trasformava un'idea folle in pura realtà.

Il punto di svolta

Il 15 settembre 2001, sul circuito del Lausitzring in Germania, cambia tutto in un istante. Durante una gara CART, all'uscita dai box, la sua monoposto rientra in pista e viene colpita violentemente da un'altra vettura. L'impatto è devastante. Alex perde entrambe le gambe e rischia di morire disanguato. Una situazione che chiunque avrebbe descritto come la fine di ogni storia.

Ma Zanardi fa una scelta diversa: non nega il dolore, non finge che non sia successo niente, ma accetta la realtà e si chiede cosa sia possibile fare adesso con quello che gli è rimasto. E la sua rinascita non è uno slogan motivazionale. È metodo, è ingegneria applicata. Torna al volante con auto adattate e comandi speciali studiati insieme ai tecnici BMW, dimostrando che la forza di volontà ha bisogno di strumenti concreti per funzionare. Nel 2003 completa idealmente i giri rimasti in sospeso al Lausitzring e poi torna a vincere nel campionato automobilistico turismo WTCC.

Poi si inventa una seconda carriera nell'handbike. Si allena con la solita logica da pilota: tecnica, analisi e ricerca della prestazione. Ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016 conquista quattro ori e due argenti, cambiando per sempre lo sguardo dell'Italia sulla disabilità: non una ferita che ti definisce, ma un corpo che si adatta.

Il 19 giugno 2020 la sfortuna picchia ancora duro: un brutto incidente con un mezzo pesante durante una staffetta benefica in Toscana, i lunghi ricoveri, la riservatezza protettiva della famiglia e l'incendio domestico nel 2022 che danneggia i macchinari medici. Fino all'annuncio della scomparsa il 2 maggio 2026, avvenuta nella serata del 1° maggio, lo stesso giorno in cui nel 1994 se ne andava il suo idolo Ayrton Senna.

Cosa possiamo prendere da lui

Spesso usiamo la parola resilienza senza capirne il peso. Per Alex non ha mai significato sorridere sempre. Significava riorganizzare la vita senza pietismi, accettare l'aiuto, studiare soluzioni nuove e non smettere di misurarsi con il presente.

Ecco cosa possiamo mettere nello zaino della nostra vita di tutti i giorni:

- **Accetta il fatto compiuto.** È inutile sprecare energie desiderando la vita di prima; la domanda vera è come usare le carte che hai in mano adesso. - **La motivazione da sola non basta.** Servono gli strumenti giusti, il metodo e le persone capaci di aiutarti a trasformare un limite in un progetto tecnico. - **Non chiedere compassione.** Fai vedere al mondo e a te stesso cos'è ancora possibile costruire.

Alex ti ha mostrato che anche quando il percorso cambia del tutto, l'atteggiamento può continuare a generare futuro.

Che uso stai facendo di ciò che ti è rimasto?

Riferimenti

Questo contenuto è stato realizzato a partire da fonti reali e autorevoli, con il supporto dell’intelligenza artificiale generativa e la supervisione della redazione.

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