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Marcell Jacobs: la visione e la scelta di evolversi

Dalla pedana del salto in lungo all'oro olimpico dei 100 metri a Tokyo: la vera storia di Marcell Jacobs tra cambi di rotta e disciplina.

29 marzo 2026

Marcell Jacobs
Marcell Jacobs (Sconosciuto - CC BY 3.0 )Licenza: CC BY 3.0CC BY 3.0

Mettiti per un attimo nei suoi panni. È il primo agosto del 2021, la pista di Tokyo è calda e il mondo intero ha gli occhi puntati su otto corsie. In una di queste c'è un ragazzo cresciuto a Desenzano del Garda che sta per correre la gara della vita. Nove secondi e ottanta centesimi dopo, quell'atleta taglia il traguardo da uomo più veloce del pianeta, firma il record europeo e conquista un oro olimpico che molti ritenevano semplicemente impossibile per l'Italia. Cinque giorni più tardi si prende pure l'oro con la staffetta 4x100. Un quadro perfetto, da copertina. Ma se ti fermi solo al fotofinish di quel giorno, ti perdi la parte più interessante di tutta la storia. Perché la traiettoria di Marcell Jacobs non è stata una linea retta, ma un percorso fatto di cambi di rotta coraggiosi, ostacoli ai nastri di partenza e la pazienza di ricostruirsi quando i riflettori si tengono lontani.

Chi era / Chi è

Per capire chi è davvero Lamont Marcell Jacobs dobbiamo fare qualche passo indietro. Nasce il 26 settembre 1994 a El Paso, in Texas, da madre italiana e padre statunitense. Arriva in Italia da piccolissimo con la madre e cresce sulle sponde del Lago di Garda. Non è un dettaglio da poco: questa doppia identità lo porta fin da subito a cercarsi, a definire chi è con un lavoro interno mai scontato. Sulla pista di atletica, all'inizio, Jacobs non fa lo sprinter. Fa il lunghista. Ha una struttura fisica importante, elasticità, un'esplosività naturale che sembra portarlo verso la fossa del salto in lungo. Per anni quella appare come la sua strada più naturale. Ma proprio qui emerge la differenza tra chi difende a tutti i costi la prima scelta e chi sa leggere la realtà del proprio corpo.

Il punto di svolta

La vera svolta arriva nel 2019. Jacobs prende una decisione che definire controintuitiva è dire poco: molla il salto in lungo, la disciplina in cui tutti lo conoscono, e decide di concentrarsi sulla velocità pura. Mettiti nei suoi panni. Hai passato anni a costruire una reputazione in una specialità, hai collezionato difficoltà fisiche che ti frenano, e decidi di ricominciare da capo sui 100 metri. Significa esporsi ai dubbi delle persone, alle critiche, al rischio concreto di aver buttato via anni di lavoro. Ma Jacobs capisce che le sue sensazioni e la progressione nei metri brevi gli stanno mostrando una verità nuova. Non difende il passato per orgoglio: sceglie quello che può renderlo migliore nel presente. I frutti di questa scelta arrivano nel 2021. Prima vince i 60 metri indoor agli Europei di Torun, dimostrando che non è un ex lunghista adattato alla pista ma uno sprinter vero. Poi arriva la notte magica di Tokyo. Ma cosa succede dopo che sali sul tetto del mondo? Che inizia la parte più difficile. Negli anni successivi arrivano i problemi fisici, la continuità che scompare, le aspettative enormi di chi pretende la replica immediata del 9.80 in ogni singola gara. Jacobs non resta a guardare. Nel settembre 2023 prende un'altra decisione forte: interrompe il lungo rapporto con l'allenatore Paolo Camossi e si trasferisce a Jacksonville, in Florida, per allenarsi con Rana Reider. Vuole uno stimolo nuovo, un altro ambiente, nuove soluzioni tecniche da esplorare. Nel 2024 dimostra di essere ancora presente ad altissimo livello: a giugno vince l'oro europeo nei 100 metri a Roma con 10.02 e poi conquista il titolo continentale con la 4x100. Pochi giorni dopo, a Turku nei Paavo Nurmi Games, corre due volte sotto i 10 secondi nello stesso giorno: 9.99 in batteria e 9.92 in finale, il suo miglior tempo dai Giochi di Tokyo. Alle Olimpiadi di Parigi 2024 chiude quinto la finale dei 100 metri in 9.85, dentro quella che viene ricordata come la finale olimpica più veloce di sempre. Nel 2025 ai Mondiali di Tokyo torna a correre una semifinale globale chiudendo a 10.16 stagionale. E nel gennaio 2026 arriva un altro snodo importante comunicato in ambito federale: torna ad allenarsi con Paolo Camossi. Dimostrando che evolversi significa anche capire quando è il momento di ritrovare un linguaggio tecnico e umano che aveva già prodotto risultati straordinari.

Cosa possiamo prendere da lui

Dalla storia di Marcell c'è un insegnamento pratico, che puoi applicare alla tua vita di tutti i giorni. La prima cosa è non restare bloccato nelle tue vecchie scelte solo per orgoglio. Se ti accorgi che quello che stai facendo non ti dà continuità o non rispecchia più chi sei, hai il diritto e il dovere di cambiare direzione. Cambiare strada non significa aver fallito prima: significa aver ascoltato i segnali del presente. La seconda lezione riguarda come gestisci i momenti in cui i risultati tardano ad arrivare e la pressione si fa sentire. Jacobs ha dimostrato che la struttura mentale conta quanto la velocità pura. Ha accettato le pause, i periodi di ricostruzione, i cambi di ambiente, senza farsi schiacciare dal confronto costante con la sua impresa più grande. Infine c'è il valore dello sperimentare. Puoi uscire dalla tua zona nota, cercare nuovi strumenti lontano da casa, e poi capire con maturità quando è il momento di ritrovare i punti di riferimento che ti avevano fatto volare. Il progresso non è un binario rigido: è un percorso fatto di ascolto, coraggio e metodo quotidiano.

Non serve nascere dentro una narrazione perfetta per arrivare in alto: serve avere il coraggio di riscriverla ogni volta che la tua strada ti chiede di cambiare.

Riferimenti

Questo contenuto è stato realizzato a partire da fonti reali e autorevoli, con il supporto dell’intelligenza artificiale generativa e la supervisione della redazione.

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