Mario Antonelli

Elaborazione tratta dal libro You Leader Trilogy

Nulla si ottiene senza grande sacrificio (non senza grande risultato)

Mario Antonelli · 12 aprile 2025

Capodanno 1989, una settimana dopo partivo militare. Ad aprile mollai una corsa di resistenza che valeva la licenza di Pasqua. Ho perso, e ho imparato la cosa più utile della mia vita.

La notte di San Silvestro del 1989 me la ricordo ancora. I parenti giocavano a tombola nel salone, io ero in camera davanti a un piccolo televisore poggiato su un videoregistratore, a mandare avanti e indietro videocassette. Poco più di una settimana dopo avrei lasciato la vita civile per partire militare: avevo scelto di diventare ufficiale dell'Esercito, nei Bersaglieri.

Di quegli anni servirebbe un'enciclopedia. Qui mi basta una giornata: 11 aprile 1990, corso allievi ufficiali a Cesano di Roma. La licenza per tornare a casa a Pasqua sarebbe andata solo a chi avesse superato una prova fisica.

Due ore di corsa e una resa

Corsa di resistenza in plotone, divisa addosso e anfibi pesantissimi ai piedi, giri e giri attorno a un'aiuola di alberi altissimi. Due ore. Avevo vent'anni e, grazie al Taekwondo, una preparazione migliore di parecchi commilitoni. Dopo mezz'ora avevo già perso la dignità nella corsa: sudore, dolore al calcagno destro, la soddisfazione di vedere gli altri mollare mentre io tenevo duro.

Leggi ancheHater, il mio miglior nemico

Sapete chi vinse? Non lo ricordo. Perché fui tra quelli che mollarono. A un certo punto, nella nebbia della fatica, pensai: «non posso morire per una licenza». Rallentai, mi sedetti per terra, aspettai un vomito che non arrivò mai.

Leggi ancheRispetta i tempi (soprattutto quelli degli altri)

La licenza invece arrivò. A tutti. Persino al primo che si era arreso dopo pochi giri.

Il titolo è «nulla si ottiene senza grande sacrificio». Non è «nulla si ottiene senza grande risultato».

Il punto

Abbiamo l'abitudine di misurare uno sforzo solo dal suo esito. Se il risultato non arriva, cancelliamo tutto quello che c'è stato prima: la fatica, la costanza, il fatto di esserci presentati. È un errore di contabilità. Quella corsa non me la ricordo per chi l'ha vinta, me la ricordo per cosa ho scoperto di me mentre la facevo.

ApprofondisciLa motivazione non arriva: si costruisce

Come si applica alla vita di tutti i giorni

Sacrificio e autodisciplina non sono una specialità di qualche mestiere: sono la materia prima di qualunque vita lavorativa. La differenza è che in certi ambienti te lo ricordano ogni giorno, in altri ti chiedono il massimo senza nemmeno lasciarti la libertà di fermarti, perché in gioco c'è lo stipendio — quello stesso stipendio che è merce di scambio per il tempo che regali.

ApprofondisciIl tempo dello studio: poco e spesso

Tre cose concrete:

- Prima di giudicare un tentativo, scrivi cosa hai imparato. Se c'è qualcosa scritto, il tentativo è servito. - Distingui tra mollare e ascoltarsi. Fermarsi quando il corpo dice basta non è una sconfitta morale. - Ricomincia presto. Il valore del sacrificio si accumula sulla distanza, non in una singola giornata.

E una domanda che mi porto dietro da allora: cosa succede, di solito, a chi molla in un posto di lavoro qualsiasi?

Continua a riflettere su resistere agli urti

Tutti gli articoli e le puntate su Resistere agli urti

Community WhatsApp

Il posto dove You Leader continua durante la settimana

Riflessioni, note vocali, domande, anticipazioni e cose che non finiscono sui social.

Entra nella community